Stampare libri in Cina

Negli ultimi dieci anni il numero di editori che stampa in Cina, per motivi di costi, è aumentato esponenzialmente anche grazie al costante miglioramento della qualità di stampa offerta dalle aziende cinesi. Tuttavia, la Cina non è una democrazia e le regole di stampa dei libri sono diverse da quelle vigenti in un paese libero. Ogni editore e tipografo cinese riceve dallo stato un certo numero di codici di stampa che deve usare per stampare i libri e che possono essere ridotti o cancellati (mettendo quindi editore e stampatore fuori dal mercato) per qualsiasi ragione ritenuta valida dalla censura. Mentre in passato la censura si ‘limitava’ a visionare i libri editi per il mercato cinese, negli ultimi tempi a iniziato a controllare e censurare anche libri in lingua straniera (inglese in testa) se contenenti elementi che il governo e il partito (in sostanza, la stessa identità) trovino discutibili (ad esempio Taiwan, Tibet, i capi del partito e del governo, etc). Questa nuova aggressività della censura ha portato in vari casi al rifiuto degli stampatori cinesi di accettare commissioni ritenute ‘a rischio’ e/o gli editori stranieri a modificare i contenuti dei propri libri.

Il caso di The Sassoon Files

Il piccolo editore Sons of Singularity ha condotto una riuscita campagna sul sito di finanziamento collettivo Kickstarter per la produzione di The Sassoon Files, un supplemento per i giochi di ruolo horror Il Richiamo di Cthulhu e Sulle Tracce di Cthulhu ambientato nella Shanghai degli anni ’20 del XX secolo. Il volume contiene una campagna completa e una descrizione della metropoli, comprese le lotte tra Comunisti e Nazionalisti, la crescente influenza giapponese, le Triadi e molto altro. The Sasson Files è stato fatto stampare in Cina, ma l’editore ha annunciato nella pagina della campagna che il suo volume è stato macerato il 20 marzo per ordine della censura per contenuti “discutibili”.   Molto probabilmente la censura cinese non ha approvato i contenuti sui Nazionalisti e il tono generale del volume nel descrivere Shanghai che somigliava all’epoca alla Chicago degli Anni Ruggenti (nel bene e nel male). Vedremo se in futuro meno editori si rivolgeranno a stampatori cinesi, almeno per materiali che si occupino della Cina.