Niente incontri di gioco, neppure a casa se non tra familiari; niente tornei, manifestazioni o eventi, dalla grande fiera al raduno settimanale in biblioteca; negozi chiusi; attività di editori e distributori (spesso la stessa cosa) più o meno rallentata dal momento che la distribuzione è limitata alla vendita on line. Ecco, in breve, una parziale descrizione dell’impatto del COVID19 sul mondo ludico italiano. Ma la situazione effettiva, in questo momento, qual’è? Per avere un quadro della situazione quindi abbiamo interpellato editori, distributori, negozianti e le due principali manifestazioni del settore per raccogliere pareri e opinioni. Ecco le loro risposte.

L’impatto su editori e distributori

Abbiamo interpellato numerosi produttori per sapere quale fosse la valutazione dell’impatto del coronavirus sulla loro attività a livello di vendite, date di uscita e progetti in lavorazione ottenendo numerose risposte (va segnalato che comunque non tutti hanno ritenuto di rispondere). Sorprendentemente (o forse no), non esiste una posizione unanime fra chi ci ha risposto sull’impatto della pandemia ma una serie di posizioni più o meno diversificate sulla gravità della situazione e non manca chi si trincera in un sostanziale ‘no comment’ .

Fra chi è convinto della gravità del momento e non esita a dichiararlo abbiamo Giochi Uniti (editore soprattutto di giochi da tavolo, ma non mancano collane di giochi di ruolo) che dichiara “la chiusura dei negozi fisici indebolisce gli editori perché sottrae loro una forma di sostentamento importante in termini di ordini mensili” mentre Dreamlord Press (editore di giochi di ruolo)  ci scrive che “la pandemia crediamo avrà un forte impatto sicuramente sulle uscite (…), ma anche sulle vendite” e una esplicita Serpentarium (editore di giochi di ruolo distribuito da Asmodee Italia) annuncia che “sicuramente noi non usciremo con nulla se l’Italia non avrà riaperto le attività”. 

Altri sembrano essere più ottimisti, nella speranza che la situazione migliori rapidamente come DV Giochi (editore di giochi da tavolo) che dichiara “naturalmente l’emergenza avrà un impatto significativo sui risultati di vendita dei titoli la cui uscita era prevista a marzo” aggiungendo però che “le nuove uscite dV Giochi previste nel mese di marzo saranno rimandate ad aprile, in concomitanza con la riapertura dei negozi fisici” (vedi Aggiornamento del 18 marzo). Anche Space Orange 42 (editore soprattutto di giochi di ruolo)  ha una posizione relativamente serena affermando che “alcuni ritardi (…) probabilmente li avremo su produzioni italiane, ma per cause di forza maggiore”, chiedendosi allo stesso tempo “in che modo posticipare le uscite può lenire le sofferenze?” e comunque confermando che “la chiusura dei negozi avrà un effetto negativo”. Chi ha una quota importante, se non maggioritaria, delle proprie vendite on line o grazie a progetti di finanziamento collettivo e quindi conta in un modo non decisivo sulla distribuzione tradizionale pare essere molto più tranquillo di tanti altri: Wyrd Edizioni (editore di giochi di ruolo) ci scrive che “l’impatto sulle vendite c’è solo a livello dei punti vendita sul territorio, anche se gran parte della nostra produzione finanziata tramite kickstarter non ne viene alterata” pur riconoscendo che “questo momento ha un peso rilevante” e che “sarebbe irragionevole non vedere nell’aleatorietà della situazione attuale un qualche impatto”. 

Infine, non mancano coloro che per vari motivi non si sbilanciano, preferendo attendere prima di esprimere una posizione: tra di essi segnaliamo Red Glove (editore di giochi da tavolo) che scrive “non conoscendo ancora la durata del decreto legge che blocca il commercio in Italia, non possiamo ancora fare una stima corretta dell’impatto che il covid-19 avrà sulla nostra attività e sull’attività dei nostri clienti”, Ghenos Games (editore di giochi da tavolo) che afferma semplicemente come “l’impatto al momento non è prevedibile”, Need Games (editore di giochi di ruolo) che ha una posizione di attesa dichiarando che “per ciò che riguarda gli effetti della pandemia non lo sapremo fino a fine marzo” e MS Edizioni (editore di giochi da tavolo e da poco anche di giochi di ruolo) che preferisce semplicemente comunicare che “allo stato attuale delle cose è troppo presto per rilasciare dichiarazioni”.

La situazione dei negozi

La chiusura delle attività non essenziali ha chiaramente creato una situazione di enorme affanno per un grandissimo numero di attività di ogni genere, affanno a cui i negozi di giochi non sono certamente immuni. La vulnerabilità della loro posizione dipende, inevitabilmente, dalla loro preesistente solidità finanziaria e dal grado di ‘dipendenza’ dalle vendite in negozio, dal momento che ormai molti hanno anche un ramo di vendita on line. Abbiamo sentito un campione di venticinque negozi sparsi in tutta Italia e quasi la metà, tredici, ha affermato che la situazione è Disastrosa, le entrate si sono azzerate e non lavoro on line” e altri sette hanno affermato che la loro situazione è Pessima, le entrate si sono molto ridotte ma ho un canale di vendite on line che mi dà ossigeno”. Solo due negozi hanno definito l’impatto del coronavirus Grave o Importante, grazie a una massiccia attività di vendita on line che almeno in un caso sopravanza la vendita nel negozio ‘fisico’. Molte attività del settore hanno cominciato a cercare soluzioni creative per tentare in qualche misura di compensare l’impossibilità di ricevere clienti, soprattutto (sulla base dei servizi di consegna di cibo a domicilio) offrendo la possibilità di ordinare a distanza per poi vedere i giochi (o i fumetti, molte attività non sono specializzate solo in giochi) consegnati a domicilio nella propria città. Questo tentativo è stato fatto sia da attività con una dimensione di vendita on line sia (e forse soprattutto) da negozi che almeno per ora non hanno fatto questo passo. Il risultato di questo sforzo (su cui però le regole paiono cambiare da comune a comune…) è ancora da verificare ma dimostra, qui citiamo Space Orange 42, come “i negozi siano molto attivi e creativi nei tentativi di mantenere la clientela” e che “se c’è qualcuno che sa adattarsi nella difficoltà, sono gli italiani”.

Naturalmente non basta però l’italiana ‘arte di arrangiarsi’ per consentire ai negozi di sopravvivere a una situazione assai difficile. In attesa delle misure governative di sostegno e della loro esatta entità, ci siamo quindi chiesti se e come gli editori e distributori volessero e potessero aiutare in qualche modo i loro clienti business. Interpellati al riguardo, solo dieci negozi hanno risposto, con una maggioranza (sei attività)  che ha detto di “non sapere” se esista un ‘dovere’ di aiutare le attività stesse mentre gli altri quattro hanno risposto di sì. Sorprendentemente però sono stati più di dieci i negozi a rispondere su quali potrebbero essere le misure per aiutarli (forse pensando che una risposta alla domanda precedente fosse motivo di imbarazzo): la maggioranza ha invocato un blocco delle uscite (dal momento che i negozi chiusi non le potrebbero vendere), mentre un numero più modesto ha espresso il desiderio di una proroga delle scadenze di pagamento. Segnaliamo però che i negozi potevano esprimere in questo caso più di una preferenza.

Editori e distributori devono aiutare i negozianti?

Bisogna partire dalla premessa che molti editori/distributori sono attività medio/piccole che risentono, come vari negozianti hanno sottolineato, della pandemia quanto i negozi e non possono assumersi funzioni di una banca o della pubblica amministrazione. Nondimeno, molti di loro hanno espresso il desiderio di fornire un qualche sostegno. C’è chi ha già implementato misure come lo spostamento dei tempo di pagamento per le fatture emesse a marzo (DV Giochi ci ha scritto che “è prevista una proroga del pagamento di 30 giorni rispetto alle normali tempistiche” anche se in un arco temporale limitato), chi la fornitura di giochi gratuiti ai negozi chiusi come Red Glove (“abbiamo deciso di mettere a vostra disposizione, per tutto il periodo dell’emergenza, la promozione che solitamente riserviamo a fiere ed eventi: Con due giochi acquistati il 3° è in regalo”), chi ha tentato soluzioni creative come Serpentarium che ha lanciato un concorso a premi per chi comprasse in negozio (ma “il giorno dopo è stata ordinata la chiusura delle attività. Abbiamo temuto potesse avvantaggiare più i grandi store on-line piuttosto che i negozi, per cui è stata annullata”)e chi infine afferma di essere ancora in una fase di valutazione come Need Games (“stiamo pensando ad una grande operazione per aiutare i negozi, specialmente quelli che non riescono a vendere online”) e Dreamlord Press (“stiamo valutando alcune iniziative da portare avanti con il nostro distributore e con i negozi”). Altri infine non sembrano aver ancor deciso qualcosa di specifico, ad esempio Giochi Uniti che dichiara “cercheremo sempre di aiutare i negozianti in difficoltà”, ricordando giustamente che “beninteso che le loro difficoltà sono anche nostre”. Infine, altri pensano già al ‘dopo’: Serpentarium ad esempio avvierà un concorso dove “i partecipanti dovranno farsi un selfie in negozio col nuovo acquisto per partecipare a un’estrazione” per giocare con i suoi autori.

Manifestazioni: rimandare e poi annullare?

Numerose manifestazioni di primissimo piano nel mondo fieristico sono state annullate per colpa della pandemia, ad esempio la fiera del libro per ragazzi di Bologna, mentre altre hanno spostato la data, altro esempio la celeberrima fiera Vinitaly. Naturalmente le manifestazioni a tema ludico (parziale o totale) non sono immuni a questo fenomeno, complici anche le attuali regolamentazioni governative: la milanese Cartoomics, al centro della regione più piagata dal coronavirus, ad esempio è stata spostata a ottobre (molto vicina quindi a Lucca Comics & Games…). Ma l’attenzione di appassionati, addetti ai lavori e professionisti e tutta concentrata sui due eventi principe del calendario ludico italiano, Play e Lucca Comics & Games. Play è già stata spostata da aprile a fine maggio e l’ufficio stampa da noi interpellato ci ha risposto di “confermare che Play si terrà a fine maggio; non ci sono giunte altre informazioni al proposito”. Va però detto che analoga rassicurazione ci era stata fornita pochissimi giorni prima dello spostamento di data e che voci insistenti parlano addirittura di una possibile cancellazione. Non sarebbe infatti possibile un ulteriore spostamento a settembre o ottobre data la vicinanza con Modena Nerd (ospitata nella stessa sede e con contenuti in parte analoghi) e soprattutto con la fiera lucchese. Lucca Comics & Games ci ha invece fatto sapere, sempre via ufficio stampa, che “al momento non abbiamo dati rilevanti e affidabili, per valutare se la pandemia possa perdurare sino a ottobre/novembre, e tanto meno abbiamo comunicazioni su quelli che potranno essere i dispositivi a fenomeno epidemico terminato”, una risposta che si può certamente leggere come una (comprensibile) attesa degli sviluppi e della pandemia e delle disposizioni governative.

Naturalmente, la scelta di annullare un evento di primaria importanza, qualsiasi esso sia, avrebbe conseguenze economiche molto pesanti non soltanto per gli organizzatori e per l’indotto generato dalla manifestazione (per Lucca Comics & Games nel 2017 una ricerca di Vodafone e Scuola IMT valutava in 56 milioni di euro ma un articolo dello stesso anno del Sole 24 Ore stimava addirittura in cento milioni) ma anche per gli espositori, soprattutto quelli medio/piccoli e per gli autoproduttori. Molti piccoli editori, categoria che abbraccia in particolar modo gli editori di giochi di ruolo made in Italy, contano fortemente sulle entrate legate alla presenza diretta nelle due fiere più importanti che, malgrado i costi, rappresentano eventi imprescindibili. Gli editori della rivista Rune ad esempio, dedicata interamente ai giochi di ruolo e venduta (almeno per ora) solo alle fiere, ci hanno detto che “stiamo valutando la situazione” e che se Play dovesse essere cancellata cercheranno di fare uscire il nuovo numero della rivista in occasione di qualche altra fiera, soprattutto proprio Lucca Comics & Games. Analogo discorso vale per chi abbia fatto della vendita on line il principale canale di attività e che, grazie alle fiere, ha la possibilità di raggiungere nuovi clienti e far conoscere il proprio marchio. Non tutti gli espositori possono peraltro accettare senza problemi uno spostamento di data che metta due eventi di primo piano troppo vicini, con problemi di programmazione delle uscite (se editori) e liquidità. Gli organizzatori di eventi rimandati però possono scegliere di rifiutarsi di rimborsare gli anticipi che gli espositori devono versare per la prenotazione dello stand, scatenando potenzialmente conseguenze legali.

Aggiornamento del 18 marzo

DV Giochi ha annunciato la sospensione delle sue uscite previste per fine marzo (ma è facile pensare a un effetto cascata per i mesi successivi) fino alla riapertura dei negozi fisici.