Ciro Alessandro Sacco segue con attenzione Lucca Comics & Games fin dal lontano 1994 e ha contribuito a diverse iniziative della manifestazione come le mostre sui quarant’anni di Dungeons & Dragons e i trent’anni de Il Richiamo di Cthulhu. E’ stato anche per molto tempo giurato del Best of Show.

LUCCA: SEMPRE DI PIU’

La scatola magica, come il direttore generale Emanuele Vietina l’ha definita in una trasmissione televisiva di presentazione, rappresentata da Lucca Comics & Games anche quest’anno è di più: più pubblico, malgrado un meteo non favorevole; più sponsor di ogni tipo, alcuni che mai si sarebbe pensato potessero interessarsi a un evento di questo genere; più ospiti e di più rilievo, quantomeno nel mondo geek; più anteprime; più novità; più polemiche.

Per dare un’occhiata, per quanto possibile, a tutto questo ‘di più’ mi sono recato a Lucca Comics & Games nella giornata di mercoledì, giornata particolare in quanto risparmiata sia dalla pioggia, sia dalla pressione dell’alto numero di visitatori. Il reportage che leggete quindi si riferisce al solo primo giorno del festival e rappresenta (come ogni reportage) il punto di vista di chi scrive…

NON E’ UN DESERTO

La giornata di mercoledì è temutissima dagli espositori che la considerano a rischio fiasco (delle vendite) per timore che pochi visitatori si presenteranno in fiera: è anche il motivo per cui è la scelta migliore se si desideri vedere il festival con relativa tranquillità. Ma, contrariamente a quanto vaticinato, non è stata una giornata ‘morta’: ci sono stati circa 25mila visitatori paganti più un ignoto (almeno nel momento in cui scrivo) numero di visitatori non paganti. Le vie della centro erano piene, ma non invivibili e gli stand in alcuni casi così affollati che il pubblico faceva la fila per entrarvi. Tutti gli stand che ho visitato avevano una buona presenza di pubblico, specialmente il padiglione Carducci (la roccaforte dei giochi e della narrativa) e il padiglione Napoleone, il più importante per gli editori di fumetti (e va considerato che alcuni editori grandi e medi avevano un proprio padiglione). Le mostre erano, invece, poco frequentate e ho avuto modo di visitare quelle che maggiormente mi interessavano con comodità.

LE MOSTRE

Ho visitato solo due mostre: quella dedicata a John Buscema (definita dagli organizzatori la più grande mostra mai realizzata al mondo”) e quella per gli 85 anni di Paperino intitolata “Paperino siamo noi”, (incoraggiato anche dalla promessa di “acquistare gadget, memorabilia, pubblicazioni ormai esaurite Disney”). La mostra di Buscema esponeva le tavole originali di una storia di Conan, “Two against Turan!”, e quelle di una storia di Thor “The Well at the Edge of the World!”, mentre non ho visto le promesse tavole di Tarzan e Silver Surfer. Vedere i disegni originali di Buscema è stato certamente interessante, specie per Conan del quale sono un grande appassionato, ma devo confessare che mi sarei aspettato di più dalla mostra “più grande al mondo”. Tuttavia l’edificio che accoglieva la mostra ospitava anche alcuni mercanti di tavole originali, quindi ho anche avuto modo di ammirare (ad esempio) tavole e opere originali dell’immenso Bonvi. Una gradita scelta degli organizzatori che spero sia stata pagante anche per gli espositori.

La mostra su Paperino presentava molti pezzi interessanti (dipinti di Romano Scarpa autografati da Walt Disney, rare locandine italiane di film e cortometraggi Disney…), ma la mia sensazione è che i curatori della stessa non si siano particolarmente impegnati nella ricerca delle pubblicazioni rare che avrebbero fatto la felicità di un appassionato disneyano come il sottoscritto. Puntualizzo: era esposto un pregevole esemplare dell’albo Paperino e la Cleopatrias extinta, un rarissimo speciale destinato agli abbonati che risale al 1952. Tuttavia, nota dolente, i Classici di Walt Disney (pubblicazione che è certo la più nota dopo l’ammiraglia Topolino) esponevano numeri abbastanza comuni e non pezzi davvero rari, come avrebbe potuto essere il primo numero assoluto, I Classici di Walt Disney, del 1957 (il cui valore commerciale dovrebbe essere almeno il doppio di Paperino e la Cleopatrias extinta). Faccio anche notare che Disney Megazine (allegato a Repubblica del 1996) è tutto fuorché introvabile (basta verificare su eBay dove si trovano collezioni complete, lotti e numeri sfusi a prezzi abbordabili). Nulla posso dire della esperienza virtuale, non avendo fatto la prova, ma ho trovato davvero divertente la presenza dello sponsor impegnato a promuovere i suoi prodotti regalando… campioni gratuiti e piccoli giocattoli che rappresentano Zio Paperone, Paperino e altri personaggi Disney. Deludente invece l’offerta delle pubblicazioni in vendita, tutte perfettamente reperibili in libreria, fumetteria e on line e non “ormai esaurite” se non – forse – dall’editore.

IL RITORNO DELLE RIVISTE?

Parlando più strettamente del gioco hobbistico, un elemento che mi è stato fatto notare dall’amico Mirko Pellicioni è il ritorno (vedremo quanto duraturo) delle riviste cartacee sul gioco. E’ convinzione comune e diffusa che le riviste siano un qualcosa di obsoleto o quantomeno superato, essendo incapaci di ‘tenere il passo’ con Internet. Chi insiste quindi nell’idea di pubblicarne una spesso punta alla sola diffusione elettronica (ad esempio la valida ILSA) che taglia i costi di stampa e distribuzione. Si tratta di una posizione che non condivido, guardando a molti paesi esteri (Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone…) dove le riviste esistono (la Francia ha addirittura due riviste sui giochi di ruolo!). Attualmente, però, credo di scorgere segni incoraggianti anche da noi: in primis constatare che IoGioco continua a uscire malgrado le previsioni di numerose Cassandre raggiungendo il numero 13, la qual cosa si può definire un piccolo primato in un settore che è stato spesso caratterizzato (non solo in Italia) da riviste fermatesi dopo una manciata di numeri (o, addirittura, al mitico numero zero: chi ricorda il pur meritevole Giocare l’Avventura?). Ad aprile di quest’anno è anche apparso il numero 0 della seconda serie della rivista di giochi di ruolo Rune, che non usciva più da oltre vent’anni, accolta da uno scetticismo intensificato dal rivolgersi a un pubblico davvero di nicchia – i giocatori di ruolo appassionatissimi, non solo appassionati. Eppure, anche questa testata ha sfidato i facili pronostici e pubblicato un numero 1 in occasione della fiera che al momento in cui scrivo queste righe è esaurito (naturalmente, non avendo una distribuzione se non minimale, si parla sicuramente di numeri modesti, ma non insignificanti). Non manca un terzo progetto che si potrebbe definire di ‘super nicchia’, Tante Storie di Ruolo (l’acronimo TSR non lascia molti dubbi), un numero zero di una rivista destinata a tutti gli amanti dell’old school che sembra, come Rune, puntare tutto sulla vendita diretta ai lettori. Ma la vera sorpresa è l’iniziativa di un editore specializzato di non poca importanza, Serpentarium (produttore di Sine Requie, Alba di Cthulhu, il nuovissimo L’Ultima Bomba, L’Ultima Torcia), il quale ha deciso di lanciare una sua rivista, Nerdzine, completamente dedicata ai propri giochi (il ritorno degli storici house organ?). Naturalmente IoGioco, Rune, Tante Storie di Ruolo e Nerdzine sono testate diverse tra loro e che puntano a lettori/acquirenti differenti: vedremo all’imperdibile appuntamento di Play 2020 quante saranno ancora pubblicate e se tutte (a parte IoGioco) punteranno su uscite semestrali ‘da fiera’ senza distribuzione, ma approfittando della elevatissima concentrazione di possibili acquirenti.

SEMPRE PIU’ PRODOTTI SEMPRE PIU’ CARI

Girando per gli stand del padiglione Carducci per me si conferma la tendenza degli ultimi anni a un costante aumento della produzione di giochi, soprattutto da tavolo e carte, ma con una significativa crescita del numero dei giochi di ruolo. L’editoriale dell’ultimo numero di ILSA aveva quantificato a oltre 370 (numero che suppongo comprenda anche i progetti con finanziamento collettivo che non hanno distribuzione all’ingrosso o ce l’hanno in modo minimale) la quantità di titoli pubblicati. Altro fenomeno che si nota è un generalizzato aumento dei prezzi: la barriera dei 100 euro è stata già infranta da tempo (molti sono i prodotti, soprattutto con miniature, ad essere prezzati tra 90 e 99 euro), quella dei 150 euro è stata raggiunta con alcune produzioni recenti e si preparano uscite ancora più costose. Questa tendenza all’aumento è particolarmente avvertibile negli editori più grandi che han fatto della produzione intensa una strategia ben precisa, unitamente all’uso di ‘espansioni’ che possono rivelarsi la seconda metà del gioco con un meccanismo di acquisto a ripetizione che ricorda molto la strategia commerciale dei giochi di ruolo e dei giochi di carte collezionabili. E’ una filosofia che considero rischiosa, giacché una produzione così abbondante in un mercato che resta comunque piccolo (a parte i tentativi di aprirsi alla grande distribuzione specializzata e non, a cui si vendono, però, solo i titoli di maggiore richiamo) provoca scorte più o meno importanti di molti titoli che vanno liquidati per fare cassa – da qui l’aumento degli outlet in fiera e non solo. Questi prezzi servono anche a facilitare il lavoro degli svenditori e dei siti di e-commerce per i quali vendere beni con profitto non è prioritario quanto acquisire clienti per i propri servizi di streaming, spremere i venditori associati e guadagnare con la nuvola. Anche i giochi di ruolo, categoria già costosa di per sé data la bassa diffusione del prodotto in generale, hanno visto un piccolo boom di prodotti a 120, 150 e perfino 190 (!) euro. Si genera, così, un intreccio tra produzione massiccia, prezzi in aumento, magazzini da svuotare e vendite (ne sono convinto) in erosione generale (a parte i soliti bestseller) , dispersione delle stesse in mille rivoli e flagellanti svendite: un fenomeno tossico chiaramente visibile nel padiglione Carducci. Ma tutto questo, ovviamente, non è colpa del festival, bensì di un settore malato, anche senza parlare del fenomeno delle ‘anteprime delle anteprime’, tema dolentissimo sia nel gioco hobbistico, sia nel fumetto: mi riferisco all’uscita anticipata di novità prima della comparsa in negozio, o addirittura prima del giorno di uscita dichiarato, la qual cosa rappresenta un danno terribile per chi insiste a trattare questi prodotti.

IL PADIGLIONE CARDUCCI

Anche quest’anno il padiglione Carducci, con la consueta eccezione del punto accrediti che alle 9 di mercoledì obbligava a code di trenta minuti, mi ha fatto una eccellente impressione: ampio, vivibile, con corridoi spaziosi, ben arieggiato e comodo da girare (ricordo che questo reportage si riferisce a mercoledì, già da giovedì la comodità può essere stata assai minore). Non ci sono stati stand rumorosi e i giochi, i (pochi) videogiochi, la narrativa e l’illustrazione hanno convissuto serenamente. Anche la segreteria, in posizione strategica, era ampia e facile da raggiungere. I bagni chimici restano come sempre una soluzione sgradevole, ma inevitabile in mancanza di una struttura permanente, ma è un piccolo prezzo da pagare per poter godere di una struttura che anche quest’anno è stata messa in discussione, ma ‘salvata’ quasi all’ultimo minuto.

GLI OSPITI

Ormai Lucca Comics & Games ha raggiunto una tale fama che invitare ospiti di grande rilievo e ben al di fuori dai settori del gioco e del fumetto diventa, nei limiti della caratura dei personaggi, sempre più semplice. Si andava qui da superstar notissime anche al grande pubblico (Patrick Stewart) a una sequenza di grandi Maestri del fumetto (Don Rosa, Stan Sakai, Leo Ortolani…) e inevitabilmente autori ed editori di giochi (Jeff Grubb, Chris Pramas, Dominic McDowall…). Non mi è chiara invece quale sia stata la motivazione per avere Joe Manganiello come ospite ‘legato’ a Dungeons & Dragons. E’ un fatto acclarato che sia un attore famoso e un giocatore, tuttavia un ospite che viene presentato come attore, regista e produttore meglio conosciuto per la serie televisiva statunitense True Blood, nonché per il film campione di incassi Magic Mike e il suo sequel Magic Mike XXL” non mi sembra avere molti collegamenti al gioco di ruolo più popolare del mondo, a meno che la sua linea di abbigliamento di cui è direttore creativo e che è volta a “omaggiare i pionieri del gioco vintage” sia sufficiente. Ma è possibile che la volontà dello sponsor abbia avuto un peso decisivo.

LE POLEMICHE

Questa edizione di Lucca Comics & Games è stata caratterizzata da due polemiche, una più sostanziale e la seconda più effimera. La prima, animata da un comitato (o ‘movimento’ nelle parole di uno dei fondatori) che si è chiamato Lucca Crepa (il riferimento a Lucca Crea, ente organizzatore della fiera, non è a mio parere casuale) , in merito alla paga dei collaboratori temporanei (i cosiddetti ‘felpati’ e gli addetti alla vigilanza notturna) definita troppo bassa. Dopo una iniziale diffusione solo in alcuni media locali, la polemica è emersa anche a livello nazionale apparendo su quotidiani di un certo rilievo (che non paiono avere scritto altro su Lucca Comics & Games, ma il livello della stampa italiana resta quello che è) facendo promettere a Lucca Crea di lavorare per un miglioramento dei compensi dei lavoratori temporanei. Il tema delle retribuzioni misere di tanti contrapposte alle retribuzioni elevate di pochi tocca un nervo scoperto in molte persone e in tutti i paesi più o meno sviluppati (si pensi alla Francia o al Cile…), quindi questa discussione secondo me è destinata a restare.

La seconda polemica riguarda due ragazzi che si sono presentati sulle mura di Lucca con una divisa della Wehrmacht (e fin qui nulla da dire) e fasce naziste al braccio (scelta questa di pessimo gusto). Ancora una volta la stampa si è ‘distinta’ per la straordinaria miopia con cui ha dato voce solo a questa situazione (conclusasi in pochi minuti al massimo), senza dare alcuna attenzione all’enorme evento che la circondava e scorreva senza problemi. Pur non apprezzando affatto la scelta dei due ragazzi e senza essere molto convinto che si trattasse di un innocuo cosplay, trovo la reazione che si è scatenata eccessiva ed ipocrita, ma abbastanza forte da costringere Lucca Crea e il comune di Lucca a prendere posizione pubblicamente. Speriamo che un meritato oblio circondi questa vicenda che, secondo me, ha rivelato solo la straordinaria incompetenza di tantissimi (non tutti) mass media che si sono ‘accorti’ di un gigantesco evento dove tutto è andato bene solo per fare polemica grazie a un video da cellulare.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il mio giudizio complessivo sulla manifestazione, per la giornata in cui sono stato presente, è assai positivo. Tutto ha funzionato a dovere (a parte la infernale procedura di accredito al padiglione Carducci che pare sempre uguale malgrado il passare dei decenni, quindi lenta), ho potuto visitare quasi tutto ciò che mi interessava, ho visionato molte novità e classici, acquistato alcuni pezzi di mio interesse.

Quindi, al solito, se potete vedere una sola fiera all’anno andate a Lucca (ma evitando, nel vostro interesse, il venerdì e il sabato).